Il mio amico e fotografo Salvatore Della Capa, ha voluto condividere con me e con tutti Voi uno dei suoi reportage in un luogo poco visitato, ma che trasmette tante emozioni contrastanti.

Buona visione (e buona lettura).

Salvatore Della Capa: Pensare al sud-est asiatico spesso significa avere in mente luoghi di grande fascino e interesse culturale. Vengono in mente subito la Tailandia, il Vietnam, la Cambogia, più a sud le Filippine e la Malesia. Non tutti però pensano al Laos. Una lingua di terra lunga circa come l’Italia senza isole, con delle montagne selvagge e inaccessibili a nord, che si aprono poi verso sud in una pianura serena e indolente, dove il fiume Mekong, che accompagna il confine con la Tailandia, si distende in chilometri di acqua dolce e isole a migliaia, di ogni conformazione e dimensione.

Si incontrano turisti e viaggiatori solo in alcune zone, come nella splendida Luang Prabang o nella suggestiva zona chiamata Si Phan Don e quasi mai ci si imbatte in gruppi corposi di visitatori in cerca ovunque di un po’ di occidente.

Il Laos è una terra che ancora conserva i propri costumi e le proprie tradizioni in buona parte intatti. Il paese è per la maggior parte povero e rurale, ma, dai sorrisi perennemente disegnati sul viso di ognuno, sembra possedere un qualche segreto a noi non più accessibile.

Questo reportage fotografico nasce da un viaggio fatto lungo tutto il paese da nord a sud, attraverso le montagne, le poche città, i villaggi e le isole del Mekong, perenne compagno di viaggio.

L’occhio dell’obiettivo ha cercato di posarsi sui volti, sugli ambienti, sulle situazione che maggiormente potevano portare con loro l’essenza di ciò che quella terra voleva comunicarti come suo, a volte come quasi a consegnartelo per invitarti a proteggerlo.

C’è quindi il Tak Bat, momento di grande intensità in cui la popolazione appena prima dell’alba offre riso ai monaci in processione – rituale che già alcuni stranieri invadenti e irrispettosi in alcune città rischiano di inquinare; ci sono momenti di minuzioso lavoro artigianale tessile, tradizione antica in Laos che alcune cooperative cercano di tutelare e trasmettere; ci sono risaie, vero elemento portante del paese, volti di giovani barcaioli, venditori di acqua, ragazzi che giocano durante una tempesta monsonica, o che si tuffano nel Mekong a dispetto della forte corrente e dei mulinelli, infanti che dormono in amache fatte da sciarpe.

Pochi vanno o sono stati in Laos, ma quei pochi che incontro mi dicono tutti che sono ritornati con qualcosa che di quel luogo è rimasto in loro. Un tarlo, un richiamo, un’epifania è difficile dirlo.

Tiziano Terzani per primo diceva “Il Laos non è un posto, ma uno stato d’animo, uno dei luoghi più romantici e quieti dell’Asia, uno degli ultimi rifugi del vecchio fascino d’Oriente”.

foto e testi di © Salvatore Della Capa

Laos
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