Paolo Ferrari, fotoreporter da oltre 40 anni ha deciso di andare in pensione! Ma un fotografo come lui, va davvero in pensione?

Negativo B/N - 24x36 mm
Negativo B/N – 24×36 mm

RubricaFotografica.it: Paolo, posso chiederti come la fotografia per te è passata da passione a professione?

Paolo: quando lavoravo come impiegato, ho avuto la possibilità di fare qualche lavoro per alcuni importanti clienti. Ho avuto ad esempio l’opportunità di realizzare tutti i sopralluoghi per l’Ente Fiera. Ad un certo punto, con l’aumento delle richieste, ho deciso di intraprendere la professione a tempo pieno.

Ultimo dell'anno in Piazza Maggiore - File Digitale
Ultimo dell’anno in Piazza Maggiore – File Digitale

RubricaFotografica.it: per decenni hai raccontato gli avvenimenti che hanno segnato Bologna e in generale il nostro Paese, mi riferisco in particolare agli accadimenti degli anni 70 e 80, pagine di storia rese indelebili dai tuoi scatti, hai sempre avuto la consapevolezza della forza comunicativa della fotografia?

Paolo: certo me ne sono accorto subito. Ho avuto la fortuna e la disgrazia di vivere uno dei momenti storici tra i più importanti della mia città, perché ci sono state le varie stragi, i fatti di marzo, c’è stato un po’ di tutto. Mi sono reso conto che avevo una funzione sociale che era quella di documentare ciò che accadeva e lasciare tutto ai posteri.

Strage di Bologna 1980

RubricaFotografica.it: pipa, tabacco, radio e una borsa con l’attrezzatura sempre pronta per partire, sono stati elementi che ti hanno fatto compagnia diverse notti, praticamente dormivi con un occhio aperto ed uno chiuso… ti va di parlarcene, aggiungendo anche cosa ti passava per la testa gli attimi prima di uscire da casa?

Paolo: si, la borsa con l’attrezzatura era sempre pronta accanto a me. Dentro c’erano due macchine fotografiche, nel caso se ne rompesse una. Appena ricevevo qualche notizia, innanzitutto mi accertavo della veridicità della stessa, ma sicuramente non ho mai avuto alcuna titubanza sul se partire o meno. Borsa in spalla, pipa e il tabacco in tasca e andavo… Una volta sul posto, potevo accertarmi realmente dell’accaduto, ma sono uscito sempre senza alcuna esitazione. Penso ad esempio alla strage del Pilastro, quella dei carabinieri, dove arrivai sul posto appena dopo la sparatoria. Non mi sono mai tirato indietro. Ti racconto un episodio: una notte arrivò la notizia di un terribile incidente in autostrada, avevo la consapevolezza che stavo per fare un lavoro in parte inutile, perché il giorno dopo i giornali non sarebbero usciti, ma mi sentii comunque in dovere di recarmi sul posto per svolgere il mio lavoro.

Strage Pilastro

RubricaFotografica.it: hai fotografato cantanti, gruppi musicali, sei stato sul set di diversi film come fotografo di scena, hai immortalato varie opere (ad esempio quelle di Giorgio Morandi), c’è un genere fotografico che non hai esplorato ma avresti voluto, se si, quale?

Paolo: guarda, il mio lavoro è stato così vario, che adesso dirti cosa non ho fatto, mi risulta difficile. Sono passato dalla fotografia aerea alla foto di aerei, andavo in tutti i saloni aeronautici, quello di Parigi, quello di Londra, di Singapore. Ho fotografato armi, ho fotografato in sala operatoria per degli amici chirurghi, soprattutto fotografavo in teatro. Per 12 anni ho seguito Franco Enriquez, poi l’Ater (associazione teatri Emilia Romagna), per la quale collaboravo con l’ufficio stampa oltre a seguirne gli spettacoli, poi ho iniziato a lavorare come fotografo di scena di Pupi Avati. Dopo aver lasciato il mio impiego, il primo incarico ufficiale fu come fotografo di scena del film “Thomas, gli indemoniati”. Era il secondo film di Avati. Il primo lo avevo fatto diciamo da dilettante, che era “Balsamus, l’uomo di Satana”, poi Pupi Avati aveva in programma un altro film, un colossal. Così mi diede l’incarico di fare dei sopralluoghi in boschi, foreste, case antiche, un po’ dappertutto, ho lavorato per il Guerrin Sportivo, ho girato molto… diciamo che non mi sono mai annoiato.

Foto di scena, dietro le quinte del film "Thomas e gli Indemoniati" di Pupi Avati - Negativo B/N - 24X35 mm
Foto di scena, dietro le quinte del film “Thomas e gli Indemoniati” di Pupi Avati – Negativo B/N – 24X35 mm

RubricaFotografica.it: ma davvero un fotografo come te va in pensione? Questo significa che una fotocamera ti seguirà in qualche tua passeggiata e questa volta gli scatti resteranno nel tuo cassetto o effettivamente andrai in giro “disarmato”?

Paolo: mah, nonostante abbia subito un’operazione alla schiena che mi ha lasciato ancora qualche fastidio, accanto al letto, continuo a tenere ancora la borsa con le macchine fotografiche. Non sono andato in pensione da fotografo, è la professione che è finita. Oggi i giornali  praticamente non pagano più come una volta e prendono le foto dal primo che passava di lì, che le invia con uno smartphone, non è più un lavoro professionale. Se guardi anche molti servizi che si vedono in TV, ti rendi conto della qualità delle immagini proposte. Una volta ti chiamavano a qualsiasi ora ed eri il primo a giungere sul posto, chiaramente ora non puoi competere con la persona che si trova sul luogo dell’accaduto, tira fuori il telefonino, fa la fontina e la manda al giornale. La professione in questo modo è praticamente finita.

File Digitale - 24x36 mm
File Digitale – 24×36 mm

RubricaFotografica.it: le tue foto continuano ad arricchire diverse mostre, cosa si prova continuando a vederle esposte un po’ ovunque?

Paolo: mi da una grossa soddisfazione, perché vuol dire che il mio lavoro non è stato inutile.

RubricaFotografica.it: hai deciso di trasferire l’intero patrimonio del tuo archivio a Genus Bononiae, come mai questa scelta?

File digitale - 24x36 mm
File digitale – 24×36 mm

Paolo: perché non avevo nessuno che si occupasse del mio materiale. Devo una grande riconoscenza a Genus Bologna presieduta dal professor Roversi Monaco presidente della Fondazione e dal suo collaboratore Marco Baldassarri che cura le mostre ed il recupero della fotografia, perché stanno digitalizzando tutti i miei negativi e le diapositive, che sommati ai file in digitale, ammontano ad oltre due milioni di scatti, per renderli disponibili a tutti. In passato ho avuto ad esempio dal comune di Bologna una targa di riconoscimento, ma nessun altro ha mai pensato di recuperare questo materiale, che è importantissimo per la storia della città. Ripeto, l’unico che è stato sensibile al mio archivio è stato il professor Roversi Monaco presidente di Genius Bologna, ovvero il museo della città.

RubricaFotografica.it: Ci parli dello studio che hai avuto per anni e del rapporto con i clienti?

Paolo: la maggior parte dei miei clienti erano giornali o enti pubblici, diciamo che non mi sono occupato di cerimonie come ad esempio Matrimoni. Quindi lo studio era in pieno centro, ma al primo piano di un palazzo storico, non un locale su strada aperto al pubblico. Era solamente un punto di appoggio per poter sviluppare le foto e immagazzinare il mio archivio. Lo definirei un porto di mare… venivano a trovarmi gli amici, era un punto d’incontro per giornalisti, intellettuali ed altre persone. Venivano su da me, si andava a prendere il caffè, si discuteva degli avvenimenti. Il mio lavoro è stato molto vario e lo studio è stato un punto d’incontro e dove ritornavo a mettere apposto le cose.

Negativo B/N 24X36 mm
Negativo B/N 24X36 mm

RubricaFotografica.it: potendo ripercorrere i tuoi passi, rifaresti il fotografo? Allo stesso modo?

Paolo: alle medesime condizioni storiche, si! Adesso no. Nelle condizioni di adesso, neanche a pensarci. Ora sarebbe un suicidio.

RubricaFotografica.it: quindi cosa consiglieresti ad un giovane intenzionato diventare fotografo professionista, che volesse seguire la cronaca?

Paolo: Non gli darei nessun consiglio, gli direi di lasciar perdere subito… di impegnare diversamente il proprio talento, sai già come la penso in merito.

RubricaFotografica.it: Paolo, mi ha fatto davvero piacere questa chiacchierata e appena mi trovo a Bologna passo da te per un saluto.

Paolo: volentieri, sai che mi fa sempre piacere scambiare due chiacchiere.

Aggiornamento articolo: il 25 ottobre 2016 a Bologna si è tenuta la conferenza per la presentazione del progetto relativo alla digitalizzazione dell’archivio fotografico di Paolo Ferrari, interamente trasferito a Genus Bononiae, per la conservazione e valorizzazione dello stesso, raggiungibile dal seguente link:

http://www.genusbononiaearchiviofotografico.it/home

Giuseppe Senese

© RubricaFotografica.it

 

Intervista a Paolo Ferrari
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2 pensieri su “Intervista a Paolo Ferrari

  • 4 febbraio 2017 alle 00:25
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